Recensione Un soffio di gelo di Laurell K. Hamilton, storia di cervi, cani e bambini

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Un soffio di gelo laurell k hamilton recensione

Abbiamo appena terminato di leggere ‘Un soffio di gelo’ di Laurelle K. Hamilton: finalmente la storia va avanti, anche se in mezzo a cervi, cani e bambini. Ovviamente non leggete la nostra recensione se ancora non avete letto il romanzo, è ricca di spoiler, quindi non vorremmo rovinarvi la lettura. Il libro ad una prima impressione si discosta dagli altri a cui la vicenda di Meredith Gentry ci ha finora abituati: scarse le scene provocanti, non assenti, intendiamoci, ma molte di meno rispetto ‘Il bacio della tempesta’, per esempio.

Il che forse potrebbe anche spiegarsi visto che finalmente la trama fa un balzo in avanti. Vi ricordavate il perché di tutte queste scene ad alto tasso erotico? Ebbene, questa è una delle pecche principali che abbiamo riscontrato nei libri legati a Merry: spesso ci si dimentica di dove si stava andando a parare. Talvolta si ha l’impressione di non muoversi affatto, se non per passare da una stanza da letto a un’altra, mentre in altre occasioni ci si ritrova in un punto e ci si chiede ‘Ma come diamine siamo finiti qui? Non eravamo partiti per fare un’altra cosa?’.

In ‘Un soffio di gelo’ questo si percepisce forse di meno, anche perché le location degli spostamenti sono poche: studi di avvocati, ospedali (che non mancano mai in queste serie), la casa di Merry e, finalmente, la Corte Seelie. Esultate, finalmente diamo un’occhiatina a questa Corte, dopo che Merry ha rifiutato più e più volte gli inviti dello zio Taranis a farle visita. Inviti che si erano persi un po’ nei meandri delle trame e sottotrame, tanto che anche la regina Andais se li era scordati.

Quello che ha di bello questo nuovo capitolo è che la storia fa un netto balzo avanti: ricordate perché Merry aveva tutte quelle belle guardie pronte a tuffarsi a letto con lei? Ebbene sì, Merry è finalmente incinta, quindi, de facto, il trono della Corte Unseelie è suo. Tiè, beccati questa Cel! Ma non può essere tutto così semplice. Rammenterete di sicuro che il padre del figlio di Merry sarebbe diventato suo consorte, Re dunque del Trono Oscuro. E se vi dicessimo che la predella del trono rischia di diventare leggerissimamente sovraffollata?

I figli di Merry sono due gemelli e fin qui nulla di strano. Peccato che abbiano sei padri, tre per ciascuno. Sì, avete capito bene: per qualche astruso motivo che non ci è ancora ben chiaro, Merry rischia di avere sei consorti. Che sia un modo per la Hamilton di aiutare la sua eroina, innamorata di così tante belle guardie? Anche se a dire il vero viene finalmente ammesso a chiare voci che la classifica degli amori di Meredith mette in pole position Doyle, seguito a breve distanza da Frost e via via tutti gli altri, incluso un povero Rhys che deve accontentarsi di amare senza essere riamato a quel modo. Volete sapere chi sono i padri? Eccoli: Doyle, Frost, Galen, Rhys, Mistral e Sholto.

Con un corredo genetico del genere non è possibile prevedere quali poteri spettino ai due futuri nascituri, né tanto meno cosa abbia in mente la dea nel fare un guazzabuglio simile. Se pensavate infatti che la situazione fosse assai complicata per la Corte Unseelie, con una Andais che si vede sfuggire le redini della situazione ad ogni istante che passa e sembra sempre più ottusa (soprattutto quando continua a chiedersi perché mai le sue Guardie preferiscano Merry a lei, detto mentre l’ultima di esse è rantolante sul letto a causa delle sue attenzioni), pensate invece alla Corte Seelie: qui Taranis, più pazzo che mai, prima attacca davanti a degli umani Merry e la sua scorta e poi la rapisce per farne la sua sposa.

A questo punto, la Corte Seelie decide di offrire il Trono Dorato a Merry! Che così si trova a rischio di riunificare le due Corti, anche se ammette che il suo cuore va agli Unseelie. Tecnicamente nel finale del libro si intuisce che lei non voglia affatto i Seelie, ma le vie della Dea sono misteriose. E se progettasse per Merry e i suoi una nuova Corte? In fin dei conti in questo romanzo Merry riesce a trasformare la sua villa in una nuova porzione di Faerie. Ma a quale prezzo? Frost viene trasformato in un candido cervo e fugge via. Certo, prima o poi si ritrasformerà in un Sidhe, ma visto e considerato che Merry è mortale, questo potrebbe accadere anni dopo la sua morte.

E qui arriva uno dei temi che in questo romanzo viene più spesso accennato: Merry ama i suoi uomini, ma lei è l’unica mortale fra di loro, quindi sarà condannata a invecchiare e morire mentre loro rimarranno belli e giovani (o belli e cervi) per sempre. Siamo sicuri che la Hamilton ha già in progetto un escamotage per risolvere questo dilemma, visto che Merry ottiene nuovi poteri ad ogni romanzo, perché non dovrebbe esserle data la possibilità di vivere per sempre accanto al suo Doyle?

Simpatica la parte relativa ai cani Sidhe, che mutano forma per ognuno dei Fatati a cui si sono legati. E così come Merry è incinta, anche la sua cagnolona lo è: per la prima volta da secoli, i cani fatati non solo sono tornati a Faerie, ma avranno anche dei nuovi cuccioli. Non vorremmo essere nei panni dei veterinari che dovranno assistere alla nascita.

Lo stile è come sempre quello della Hamilton, leggermente scanzonato, diretto, senza troppi fronzoli aggiunti e ricco di dialoghi. Anche se forse ci saremmo aspettati un registro un po’ più aulico per la Corte Seelie. Non ci resta che attendere, chissà che evoluzioni avranno i vari personaggi? Che la Dea voglia ad affidare a ognuno dei gemelli una delle Corti? E il terzo bambino visto da Meredith nel futuro che destino avrà? :)

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