MIA Milan Image Art Fair 2012, finto reportage solo per affamati di fotografia

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MIA art Fair - Padiglione Moda

Ho fagocitato per voi le foto esposte al MIA art Fair 2012 di Milano lo scorso week, e masticando masticando ragionavo su i soliti dubbi ai quali ognuno di noi si sottopone quando è bersagliato da immagini in un fiera fotografica.
Prima di approdare al Super Studio più di via Tortona 27, ero curiosa di leggere cosa i miei illustri colleghi editor avevano già pubblicato: tra trafiletti scritti in fretta più o meno marchettosi, a pesanti invettive post integraliste sul significato dei lavori di alcuni foto-autori discutibili.

  • ULI WEBER
  • PASQUALE DE ANTONIS Galleria Admira
  • UGO MULAS Galleria Admira
  • PIERO GEMELLI Galleria Aforisma
  • ALFA CASTALDI Galleria Archivio Alfa Castaldi
  • ANDY WARHOL Galleria Danziger Gallery
  • HERB RITTS Galleria: Galerie Edwynn Houk
  • MICHEL COMTE Galleria Esther Woerdehoff, Paris

Era mia intenzione non prestarci troppa attenzione: volevo essere una disincantata amatrice a zonzo per i padiglioni del MIA e non la solita intenditrice criticona. Ad ogni immagine mi sono presentata senza pregiudizio, e quasi tutte hanno avuto qualcosa da dirmi: la grammatica è poi molto, troppo diversa.

MIA art Fair - photos taken with Instagram

  • MIA art Fair - photos taken with Instagram
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  • MIA art Fair - photos taken with Instagram
  • MIA art Fair - photos taken with Instagram
  • MIA art Fair - photos taken with Instagram
  • MIA art Fair - photos taken with Instagram
  • MIA art Fair - photos taken with Instagram

A suggello di questa mia rinnovata ingenuità fotografica, ho deciso di dedicarmi ai meta scatti tanto odiati dai ‘veri cultori’: qui sopra una serie di immagini condivise e modificate con la super pop applicazione Instagram della MIA art fair. Una scelta assolutamente discutibile per molti intenditori, ma io sono una semplice fruitrice e posso permettermelo.

Accanto a grandi fotografi o presunti tali, nuovi sguardi emergenti e immagini da memorie collettive: materiali e forme di rottura, alcune da tempo digerite ma indigeste al riproporsi, scatti di scatti di palpebre improbabili, come gli occhi delle sonde nel grembo materno (interessante sotto molti punti di vista il padiglione ‘Proposta MIA’) , e costi stellari di pellicole uniche o riproducibili all’infinito.

Importanti reportage da scuotere le profondità della storia in noi (come gli scatti di Pepi Merisio, o l’Italia amata da Leonard Freed), icone della moda immortali (un padiglione intero di tessuti e rotondità su pellicola impressionati da illustri eminenze come Ferdinando Scianna e Michel Comte), ritratti convulsi (i volti di Michael Ackerman) e landscape lucidamente bugiardi (le Montanes di Alvaro Sanchez).

Ero completamente satolla: tra 300 espositori (gallerie, fotografi, fotolaboratori , editoria) provenienti da 16 paesi e più di 200 mostre “personali” (per ogni artista uno spazio dedicato), mi sentivo sempre ad un passo dalla sazietà, ma mai stanca di divorare. Ho presidiato la Fiera per una giorno intero, come posseduta da una fame atavica di immagini, e al momento della chiusura ero completamente ubriaca di sguardi, materiali, forme, colori …. e cifre a quattro zeri.

Lo scopo in fin dei conti è commerciale, certo, ma il MIA Milan Image Art Fair mi ha inebriata a tal punto di intrugli fotografici che l’ho dimenticato. Le etichette e la censura facile di chi è certo del bello e del brutto hanno da sempre frenato l’arte, e le fiere dalla nascita sono campi di battaglia tra dogmatici del progresso e assolutisti dell’immaginazione.
Al MIA mi è piaciuto andarci affamata.

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Dom 13/05/2012 da Teresa Nicole Erra

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