La top ten dei poemi classici antichi

Bentornati al nostro appuntamento con le top ten. Questa volta ci dedichiamo a una classifica letteraria, che ne dite di dare uno sguardo alla top ten dei più grandi poemi classici dell’antichità? L’aulicità di certi scritti del passato è e rimarrà ineguagliata: per quanti sforzi facciano alcuni scrittori e poeti attuali di riproporre lo stile epico dell’antichità, il risultato è quello di mere scopiazzatura, che nulla hanno del fascino di libri come l’Iliade e l’Odissea e che, anzi, lasciano l’amaro in bocca. Non perdiamo tempo in ciance, andiamo subito a vedere quali sono i più grandi poemi classici. Se volete poi aggiungerne altri, ricordatevi dei Commenti. Ogni libro in più che mettiamo, non può che essere ben accetto.
Iliade, Omero

Cominciamo subito alla grande, con l’Iliade: si tratta di un poema epico attribuito ad Omero, composto da ventiquattro libri o canti. Si tratta di uno dei capolavori della letteratura mondiale. A differenza di quello che pensano molti, qui non troverete tutte le vicende della guerra di Troia, quella è durata dieci anni: bensì vengono narrati da Omero gli ultimi cinquantuno giorni di questa sanguinosa e cruenta battaglia. Personaggi e storie dell’Iliade sono rimasti nell’immaginario collettivo: Achille con il suo umore capriccioso e l’amore per Patroclo, Agamennone e Menelao, l’amore di Elena e Paride, Priamo ed Ecuba, Cassandra con le sue profezie inascoltate, Ulisse con il suo cavallo di Troia, Aiace, l’integrità di Ettore, la sventurata Andromaca, Briseide e Criseide, le interferenze degli Dei, ce ne sarebbero di cose da dire su di loro!
Epopea di Gilgamesh

L’Epopea di Gilgamsesh è de facto il primo vero poema della storia. Non si sa chi l’abbia scritto, ma si tratta di un ciclo epico di ambientazione sumerica, scritto in caratteri cuneiformi su tavolette d’argilla, che risale a circa 4500 anni fa. In esso troviamo tutte le mitiche imprese del re di Uruk, tanto che viene definito come il più importante testo mitologico assiro e babilonese. La storia parte con Gilgamesh che, dopo la morte dell’amico Enkidu, inizia la ricerca della sorgente dell’immortalità. Non si sa esattamente come finisca, perché molte delle tavolette sono andate perdute, ma quello che è certo è che Gilgamesh, dopo molte peripezie, scopre che nessuno è immortale e alla fine il mitico re si suicida insieme a tutta la sua corte.
Odissea, Omero

Se citiamo l’Iliade, non possiamo non nominare l’Odissea. Qui Omero prende il via dalla fine dell’Iliade e narra del travagliato viaggio di Ulisse che cerca disperatamente di tornare a casa. Non fosse che strada facendo insulta un dio qui, un dio là, fa innamorare qualche ninfa e maga, il tutto mentre a casa la sposa Penelope lo attende alle prese con il lavoro di sartoria più lungo della storia: la famosa Tela di Penelope. Assediata intanto da Proci facinorosi, da un figlio che ne ha di strada da fare, tale Telemaco, da cani che attendono il ritorno del padrone e via dicendo. L’Odissea è un poema diviso in 24 canti, anche qui uno dei capisaldi della letteratura mondiale, con un protagonista che non si può non amare, nonostante la sua furberia che lo metterà più di una volta nei guai.
Le Metamorfosi, Ovidio

Le Metamorfosi di Ovidio finiscono un po’ ovunque: ne avevamo già parlato nella top ten dedicata alle metamorfosi più celebri ed ecco che lo citiamo anche in quella dei poemi classici antichi da leggere assolutamente. In quest’opera Ovidio rielabora più di 250 miti greci: qui troverete la maggior parte di quelli più famosi. Deucalione e Pirra, rielaborazione del Diluvio Universale, Dafne che sfugge ad Apollo trasformandosi in un albero, Io trasformata in vacca per sfuggire alle ire di Era, Zeus in toro e aquila per sedurre Europa, ma non solo. Troverete anche il mito del ratto di Proserpina, le storie di Dioniso, le avventure di Perseo, gli Argonauti e la ricerca del vello d’oro, la love story fra Teseo e Arianna, con tanto di Minotauro appresso, Dedalo e Icaro, le vicende di Orfeo ed Ercole e tanto altro ancora. Ve l’avevamo detto che Ovidio aveva collezionato la maggior parte dei miti greci!
La Divina Commedia, Dante Alighieri

La Divina Commedia è un poema di Dante Alighieri, scritto in terzine incatenate di versi endecasillabi, in lingua volgare fiorentina. Composta secondo i critici tra il 1304 e il 1321, è uno dei più famosi poemi a livello mondiale. In esso Dante ci narra del suo viaggio fra Inferno, Purgatorio e Paradiso, insieme ad accompagnatori come Virgilio e Beatrice, incontrando anime dannate e salvate. La sua rappresentazione immaginaria e allegorica dell’oltretomba cristiano è il vertice della visione medioevale del mondo sviluppatasi nella Chiesa cattolica, senza dimenticare i continui riferimenti politici con cui Dante la infarcisce.
Eneide, Virgilio

Non poteva mancare certo l’Eneide: è un poema epico della cultura latina scritto dal poeta e filosofo Virgilio nel I secolo a.C. Anche qui Virgilio decide di partire dalla fine dell’Iliade, narrandoci le vicissitudini di Enea, figlio di Anchise e Venere, in fuga dalla patria distrutta e alla ricerca di una nuova casa. Enea sarà poi il fondatore di Roma (in realtà Enea era un personaggio già presente in diverse leggende, già vagamente associato alla nascita di Roma), non senza aver prima dimenticato la tragica morte della moglie Creusa, consolandosi fra le braccia della bella regina Didone di Cartagine. Sedotta e abbandonata come di regola. Enea e Ulisse hanno parecchie cose in comune!
Beowulf

Beowulf è un poema epico, incompleto ed anonimo, scritto in una variante sassone occidentale dell’anglosassone. Si tratta di uno dei poemi epici più antichi, una storia di guerrieri e di mostri. Il re danese Hrothgar decide di costruire una reggia a Heorot: peccato che questa attiri il mostro Grendel. Nessuno riesce a sconfiggerlo, ma ecco che arriva il nostro eroe Beowulf, nipote del re dei Geati. Come da copione, dopo sanguinosa battaglia, Beowulf uccide Grendel, ma mentre si festeggia ecco che arriva la madre del mostro, giustamente infuriata. Sconfigge anche lei, anche se con l’ausilio di una spada magica prontamente trovata nell’antro dell’Orchessa e diventa re dei Geati. Peccato che dopo anni di regno felice, arrivi un drago ad insidiare il suo popolo. Beowulf lo sconfigge, ma a prezzo della sua vita.
Paradiso Perduto, John Milton

Il Paradiso perduto, pubblicato nel 1667, è il poema epico in versi sciolti scritto da John Milton che racconta l’episodio biblico della caduta dell’uomo: la tentazione di Adamo e Eva a opera di Satana e la loro cacciata dal giardino dell’Eden. Personaggio principale dell’opera è Satana, Lucifero, l’angelo caduto: sembra quasi che Milton ci voglia presentare in una luce più benevola Satana, come un angelo orgoglioso e ambizioso che vuole sfidare un Dio onnipotente e tirannico, ma che da lui viene sconfitto, causando la caduta del Paradiso. Encomiabile il tentativo di Milton di voler conciliare la tradizione pagana e quella cristiana.
Don Giovanni, Lord Byron

Il Don Giovanni è un’opera incompiuta di Lord Byron. Con spirito satirico, Byron ci presenta un Don Giovanni diverso dal solito, non incallito seduttore, ma uomo che facilmente cede al fascino femminile. Si tratta di un lavoro diverso rispetto alle altre opere di Byron, la vena umoristica è decisamente più pronunciata, tanto che i critici lo considerano il suo capolavoro. Anche se incompiuto a causa della prematura morte avvenuta nel 1824. Pensate che quando nel 1829 vennero pubblicati i primi due capitoli in forma anonima, venne criticato per i suoi ‘contenuti immorali’.
Mahābhārata, Vihasa

Il Mahābhārata , a volte chiamato semplicemente Bhārata, è uno dei più grandi poemi epici dell’India, insieme al Rāmāyaṇa, oltre ad uno dei testi sacri più importanti della religione induista. Attribuito al saggio Vihasa, è diviso in 18 libri (parva) più un’appendice, l’Harivaṃśa. Vihasa o Vyasa decise di includere anche se stesso nei più importanti personaggi dinastici, saggio, ma non modesto a quanto pare. Il poema ha una struttura quanto mai complicata, in quanto raccoglie la maggior parte delle leggende e della mitologia indiana.
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Ven 27/07/2012 da Manuela Chimera in Dante Alighieri, Libri Classici

















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