La 54° Biennale di Venezia sbarca in Campania, qualità o quantità?

La 54° Biennale di Venezia ha aperto finalmente il Padiglione della Regione Campania: potrete ammirare le opere in esposizione fino al 10 gennaio 2012, ma con quale risultato? E’ vero che Vittorio Sgarbi ha voluto dargli il titolo “Lo Stato dell’Arte”, però forse bisognava limitare un po’ il numero di artisti presenti al Padiglione. Se persino un Mussolini, in relazione alla prima esposizione del Novecento a Milano, tenuta da Margherita Sarfatti, aveva commentato con un “una mostra qualitativa, non quantitativa che non poteva essere aperta a tutti, e nemmeno a molti”, forse bisognava dargli retta.
Va bene, lo scopo dei Padiglioni era quello di dare visibilità al maggior numero di artisti possibili, ma bisognava forse sottolineare la postilla “qualitativamente accettabili”. Se ci si limita a seguite solo il criterio quantitativo, il risultato non può che essere deludente e suscitare polemiche.
Cento partecipanti per il solo Padiglione Campano hanno trasformato questa Biennale in una sorta di confusione caotica e artistica, con una chiara impronta di provincialismo che fa storcere il naso a molti. E’ vero che sono presenti molto artisti normalmente esclusi dai “circuiti ufficiali”, ma è altrettanto vero che non basta solo questo criterio per renderli meritevoli di partecipare a un evento come la Biennale. Altrimenti il rischio è quello di avere una sorta di sterile catalogo Ikea dell’arte da consultare.
Non che non ci siano artisti pregevoli da essere ricordati: nel marasma affollato del Padiglione della Campania possiamo ammirare il minimalismo di Umberto Manzo, le vellutate opere di Pietro Lista, gli arazzi pop di Francesco Impellizzeri sono solo alcuni dei nomi che possiamo fare. Dei granelli in un mare di illustri sconosciuti, qualcuno di sicuro meritevole di ottenere finalmente un po’ di visibilità, qualcuno finito nel calderone tanto per fare numero.
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Ven 07/10/2011 da Manuela Chimera in Programma Biennale, Vittorio Sgarbi
















